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	<title>Dietista</title>
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	<description>Dieta Salute Benessere</description>
	<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 15:25:32 +0000</pubDate>
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		<title>Meno gusto uguale più zuccheri in post-menopausa</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 14:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mara Micolucci</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dietologia]]></category>

		<category><![CDATA[Medicina]]></category>

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		<description><![CDATA[Variazioni della funzione gustativa nelle donne in post-menopausa: a pagare lo scotto è la percezione del saccarosio, con deleterie ricadute sulle abitudini alimentari. Le prove sono fornite da uno studio indiano che ha seguito per 4 mesi 30 donne in post-menopausa e 30 uomini della stessa età sottoponendo ad ogni soggetto questionari per l&#8217;autovalutazione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Variazioni della funzione gustativa nelle donne in post-menopausa: a pagare lo scotto è la percezione del saccarosio, con deleterie ricadute sulle abitudini alimentari. Le prove sono fornite da uno studio indiano che ha seguito per 4 mesi 30 donne in post-menopausa e 30 uomini della stessa età sottoponendo ad ogni soggetto questionari per l&#8217;autovalutazione della funzione gustativa. Dangore-Khasbage e collaboratori del Datta Meghe Institute of medical sciences (DU), di Wardha, autori dello studio, riferiscono che l&#8217;intensità del gusto per il saccarosio risulta significativamente ridotto nelle donne rispetto all&#8217;intensità della sensazione gustativa per altri alimenti. Non sono state registrate differenze tra uomini e donne per quanto riguarda la percezione gustativa di NaCl, acido citrico e chinina. Un ulteriore dato di interesse è che 15 donne, pari al 50% del campione esaminato, hanno riportato un cambiamento delle loro abitudini alimentari e in particolare la tendenza a consumare una maggiore quantità di alimenti dolci. Il decadimento della funzione gustativa scatenato dalla menopausa può quindi avere un effetto diretto sulle scelte alimentari, favorendo consumi eccessivi di zuccheri.</p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20412453" target="_blank">Oral Dis, Ahead of Print, 19 aprile 2010</a></p>
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		<title>Alimentazione sana pelle ‘giovane’, e rughe per i golosi</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 16:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mara Micolucci</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;alimentazione ricca di zuccheri favorisce l&#8217;aumento dei radicali liberi nei tessuti cutanei. E così chi mangia male rischia di &#8216;invecchiare&#8217; prima. Meglio preferire la cucina a vapore e alimenti semplici, come pane, pasta o riso, meglio se integrali. Lo sostiene uno studio italiano presentato al Winter Academy of Dermatology and Oncology
La pelle dei golosi invecchia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un&#8217;alimentazione ricca di zuccheri favorisce l&#8217;aumento dei radicali liberi nei tessuti cutanei. E così chi mangia male rischia di &#8216;invecchiare&#8217; prima. Meglio preferire la cucina a vapore e alimenti semplici, come pane, pasta o riso, meglio se integrali. Lo sostiene uno studio italiano presentato al Winter Academy of Dermatology and Oncology</strong></p>
<p>La pelle dei golosi invecchia prima. Stavolta sul banco degli imputati finiscono torte, pasticcini e cibi cotti alle alte temperature: più se ne mangiano, più aumentano le rughe. Meglio andarci piano con fritture e ragù, magari prediligendo una sana cucina a vapore o alimenti semplici, come pane, pasta o riso, meglio se integrali. Tutto questo per colpa dei radicali liberi che, responsabile una dieta ricca di zuccheri composti, raddoppiano nel tessuto cutaneo. La conseguenza? La pelle perde elasticità e diventa più esposta al processo di invecchiamento che causa i tanto temuti solchi cutanei.</p>
<p>A rivelare i danni estetici che derivano da un’alimentazione “spensierata” è uno studio del Centro interuniversitario di Dermatologia biologica e psicosomatica di Firenze diretto da Torello Lotti, secondo cui ridurre della metà gli Age (Advanced glycosilated end products, complessi di zuccheri e proteine) dalla dieta migliora del 13 per cento i segni dell&#8217;invecchiamento cutaneo. Al contrario, per annullare questo beneficio, basta mandar giù un milione di unità Age al giorno. Praticamente, l’equivalente di una fetta di torta o di una coca cola “light”. Ma anche di 150 grammi di frittura o di una fiorentina (alla brace) da due etti e mezzo.</p>
<p>La ricerca, presentata al Winter Academy of Dermatology and Oncology che si conclude domenica 11 a Saint Moritz, è stata condotta su 120 soggetti distribuiti in fasce d’età (con una media di 45 anni) che hanno seguito diete a contenuto variabile di unità Age. Dai risultati è emerso che, rispettando alcune regole nell’alimentazione, non solo è possibile ridurre profondità e numero delle rughe, ma anche rendere meno visibili le macchie (discromie) cutanee e migliorare il tono della pelle. Ovviamente, gli effetti più evidenti si avranno su una cute non esposta al sole e nelle persone che osserveranno comunque un sano stile di vita, a partire dal fumo e dal consumo di alcol.</p>
<p>Tecnicamente gli Age, spiega Torello Lotti, che è anche il presidente della Società italiana di Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (Sidemast), &#8220;sono prodotti della glicazione, quella reazione chimica alla base dell’invecchiamento cutaneo che, assieme all’ossidazione, sembra coinvolta anche in malattie come diabete e aterosclerosi. Il meccanismo della glicazione induce gli zuccheri in circolo nel sangue a legarsi alle proteine formando delle tossine, gli Age appunto che introduciamo in grandi quantità quando mangiamo cibi ricchi di zuccheri raffinati, come quello bianco e i dolcificanti contenuti nelle bibite e nei dolci industriali o nei cibi cotti ad alte temperature (225 gradi)&#8221;.</p>
<p>A loro volta, gli Age introdotti attraverso la dieta, continua il docente, &#8220;si aggiungono a quelli che naturalmente produce il nostro organismo, innescando un effetto domino che porta ad accumularli nei tessuti, formando “ponti” molecolari fra le fibre di collagene ed elastina della pelle. Tutto questo danneggia le fibre dermiche e comporta la disorganizzazione del tessuto di sostegno cutaneo, che diventa più rigido e fragile&#8221;.</p>
<p>Parlare di menù antirughe? Può essere eccessivo, meglio rifarsi a una dieta da privilegiare: legumi (fagioli, ceci, lenticchie, piselli), pesce azzurro (tonno, sgombro, sardine), verdure fresche (spinaci, broccoli e cavoli), agrumi, kiwi e frutti di bosco. Fondamentale l’idratazione: molta acqua e spremute (naturali e prive di zuccheri aggiunti).</p>
<p><em>(da Repubblica Aprile 10, 2010)</em></p>
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		<title>Lagerstroemia speciosa (L.) Pers.  In iperglicemia e nel controllo del peso</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 14:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mara Micolucci</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>

		<category><![CDATA[acido urico]]></category>

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		<category><![CDATA[allopurinolo]]></category>

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		<description><![CDATA[L’unico paese in cui si riscontra un radicato uso popolare di questa specie sono le Filippine, dove il decotto di foglie e talvolta frutti, è usato nel trattamento del diabete mellito e dell’insufficienza renale. Da questi presupposti sono partiti i diversi team di ricerca che hanno studiato questa specie per le sue proprietà ipoglicemizzanti.
Le foglie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’unico paese in cui si riscontra un radicato uso popolare di questa specie sono le Filippine, dove il decotto di foglie e talvolta frutti, è usato nel trattamento del diabete mellito e dell’insufficienza renale. Da questi presupposti sono partiti i diversi team di ricerca che hanno studiato questa specie per le sue proprietà ipoglicemizzanti.</p>
<p>Le foglie e i frutti di questa specie, soprattutto allo stato fresco o sotto forma di infuso, hanno dimostrato attività ipoglicemizzante in condizioni sperimentali, confermando così gli impieghi tradizionali. Studi condotti sull’estratto acquoso delle foglie hanno dimostrato che questo è in grado di promuovere il trasporto e il riassorbimento di glucosio a livello cellulare (up-take), con azione insulino-simile.</p>
<p>Quest’azione è stata attribuita principalmente all’acido corosolico, che agisce inibendo la gluconeogenesi e pro- muovendo la glicolisi a livello epatico; il risultato è del tutto simile alla somministrazione di insulina, senza tuttavia avere effetti sinergici o additivi con quest’ultima. Secondo altri ricercatori l’attività ipoglicemizzante sarebbe da attri- buire agli ellagitannini e gallotannini presenti nella droga, quali la lagerstroemina e in particolare il penta-O-galloil- glucopiranoso (PGG), responsabile di azione stimolatrice sui trasportatori del glucosio, insulino-simile con meccanismo tuttavia diverso da quest’ultima. Si è  notato che contribuiscono a ridurre, oltre al peso, anche il senso di fame.</p>
<p>Infatti l’estratto di L. speciosa somministrato come infuso al 5%, è stato in grado di produrre una perdita di peso equivalente a 1-2 chili al mese, a parità di dieta con il gruppo controllo. Inoltre, i soggetti a cui è stato somministrato l’estratto hanno mostrato anche livelli di trigliceridi notevolmente più bassi nel fegato, dimostrando che tale estratto è effettivamente in grado di agire a livello metabolico riequilibrando le dislipidemie.</p>
<p>Oltre alle proprietà citate, l’acido corosolico presente in questa specie, è un potente inibitore dell’enzima protein- chinasi C (PKC), proprietà che ne caratterizza l’attività citotossica, in vitro, nei confronti della proliferazione di diverse linee di cellule tumorali umane. L’acido corosolico è in grado di inibire l’enzima PKC del 95% a concentrazioni di 0,1 μg/mL.</p>
<p>L’acido valoneaico, presente nella droga coniugato in diverse molecole, è responsabile di una potente azione inibitrice sull’enzima alfa-amilasi, prodotto principalmente nel pancreas, che agisce nel metabolismo dei carboidrati. A tale</p>
<p>azione si aggiunge quella inibitrice sull’enzima xantina-ossidasi, che entra nella produzione dell’acido urico. Tale pro- prietà risulta più efficace rispetto a quella dell’allopurinolo, un farmaco normalmente usato nel trattamento dell’iperu- ricemia, pertanto l’uso dell’estratto di Banaba risulta utile nella prevenzione e nel trattamento dell’insufficienza renale e nella gotta.(&#8230;.)</p>
<p><em>ERBORISTERIA DOMANI Marzo 2009</p>
<p></em></p>
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		<title>L&#8217;ormone della fame “impazzisce” in chi soffre d&#8217;insonnia</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 14:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mara Micolucci</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Chi soffre di disturbi del sonno tende generalmente a guadagnare peso corporeo con il tempo e ciò è dovuto a uno stravolgimento nei livelli di produzione di grelina, un ormone che regola la sensazione di sazietà del nostro organismo. A dimostrarlo è uno studio apparso sulla rivista Psychoneuroendocrinology.
Analizzando i livelli giornalieri di grelina in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi soffre di disturbi del sonno tende generalmente a guadagnare peso corporeo con il tempo e ciò è dovuto a uno stravolgimento nei livelli di produzione di grelina, un ormone che regola la sensazione di sazietà del nostro organismo. A dimostrarlo è uno studio apparso sulla rivista Psychoneuroendocrinology.<span id="more-50"></span></p>
<p>Analizzando i livelli giornalieri di grelina in un campione di pazienti affetti da insonnia, un team di ricercatori del Semel Institute for Neuroscience and Human Behavior presso la University of California ha verificato che questi vanno incontro a una brusca diminuzione durante le ore notturne per poi aumentare fortemente durante il giorno, causando un aumento della sensazione di fame.</p>
<p>“I nostri risultati mettono in mostra come due aspetti così differenti del nostro organismo come la fame e il sonno siano in realtà strettamente interconnessi tra loro”, ha dichiarato Sarosh Motivala, professore di Psichiatria presso il Semel Institute e responsabile della ricerca.</p>
<p>La grelina è un ormone secreto dallo stomaco che mette in allerta l’organismo comunicando al cervello l&#8217;eventuale bisogno di cibo. L&#8217;aumento dei suoi livelli durante le ore diurne nei pazienti che soffrono di disturbi del sonno sembra essere accompagnato da una diminuzione dei livelli di leptina, un ormone anch&#8217;esso implicato nella regolazione del metabolismo e nella stimolazione del senso di sazietà.</p>
<p>“La nostra ricerca dimostra come i pazienti che soffrono d&#8217;insonnia vanno incontro a un vero e proprio stravolgimento del loro equilibrio metabolico, che si traduce in un aumento del loro peso corporeo”, conclude Motivala.</p>
<p>Fonte: Motivala SJ et al. Nocturnal levels of ghrelin and leptin and sleep in chronic insomnia.   Psychoneuroendocrinology 2009; 34 (4): 540, DOI: 10.1016/j.psyneuen.2008.10.016</p>
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		<title>Lo zucchero  che salva la vita!</title>
		<link>http://www.dietista.it/blog/mara/farmaci-fisiologia/lo-zucchero-che-salva-la-vita/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 16:58:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mara Micolucci</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>

		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>

		<category><![CDATA[glucosio]]></category>

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		<description><![CDATA[Zucchero per dolci, magari da usare per preparare una torta. Ma anche per salvarci la vita. Stando almeno ai primi, promettenti risultati di uno studio avviato dal Mil (Mucosa Immunity Lab) del dipartimento di Morfologia umana dell&#8217;Università di Milano, apparso sulle pagine del  Journal of Immunology. La sperimentazione per il momento è stata  condotta sugli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Zucchero per dolci, magari da usare per preparare una torta. Ma anche per salvarci la vita. Stando almeno ai primi, promettenti risultati di uno studio avviato dal <acronym title="Mucosa Immunity Lab">Mil</acronym> (Mucosa Immunity Lab) del dipartimento di Morfologia umana dell&#8217;Università di Milano, apparso sulle pagine del  Journal of Immunology.<span id="more-39"></span> La sperimentazione per il momento è stata  condotta sugli animali - topolini da laboratorio - ma ha già prodotto risultati molto interessanti. La prima  fase dell&#8217;esperimento, ha spiegato Cristiano Rumio, coordinatore dello studio e docente di Farmacia dell&#8217;ateneo milanese, ha visto la somministrazione ai topolini di estratti di batteri che hanno indotto negli animali una forma di colite. &#8220;Abbiamo poi somministrato alte dosi di glucosio per via orale, riscontrando la guarigione delle cavie&#8221;. In una seconda fase c&#8217;è stata la somministrazione congiunta di estratti di batteri e dosi di glucosio. &#8220;E stavolta l&#8217;infezione non è comparsa&#8221;. Ma non basta. In una terza fase è stato indotto negli animali uno shock settico, ovvero un&#8217;infiammazione dell&#8217;intero organismo che può condurre alla morte. &#8220;A questi topolini sono state somministrate dosi di glucosio, constatando che l&#8217;infiammazione si arrestava fino a scomparire&#8221;. In sostanza si è scoperto che il glucosio &#8220;se somministrato per via orale e in alte dosi&#8221; ha continuato Rumio &#8220;appare in grado di impedire la morte in animali in cui sia stata indotta la sepsi, oltre a ridurre lo stato infiammatorio, aumentando la produzione nell&#8217;organismo della citochina antinfiammatoria IL10&#8243;. Un passo in avanti importante a cui dovrà ora seguire &#8220;l&#8217;avvio della sperimentazione sull&#8217;uomo&#8221;.</p>
<p>(tratto da Il Farmacista, novembre 2008)</p>
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		<title>Le nuove frontiere del doping: per primeggiare e vincere va tutto bene, dalla terapia genica all&#8217;olio di mostarda</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 15:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mara Micolucci</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>

		<category><![CDATA[doping]]></category>

		<category><![CDATA[sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre la fine  delle Olimpiadi cinesi lascia uno strascico di sindromi depressive nei  cittadini della Repubblica Popolare che non sanno accettare la conclusione  del grande evento, dall&#8217;altro capo del mondo si pensa già al futuro.  Alle Olimpiadi di Londra del 2012 e al modo con cui gli atleti - in  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre la fine  delle Olimpiadi cinesi lascia uno strascico di sindromi depressive nei  cittadini della Repubblica Popolare che non sanno accettare la conclusione  del grande evento, dall&#8217;altro capo del mondo si pensa già al futuro.  Alle Olimpiadi di Londra del 2012 e al modo con cui gli atleti - in  barba allo spirito olimpico - potrebbero eludere le regole ferree imposte  dall&#8217;antidoping. Sembra infatti aggirarsi tra gli addetti ai lavori  una cinica certezza: &#8220;il problema non è se gli atleti si &#8220;doperanno&#8221;,  ma quale sostanza useranno per farlo&#8221;.<span id="more-35"></span> Ovvio che si tratta soltanto  di qualche mela marcia. Ma a seguire l&#8217;inchiesta pubblicata dalla rivista  Wired c&#8217;è da rabbrividire per lo zelo e la sapienza con cui alcuni  medici sportivi seguono i progressi della ricerca scientifica per non  perdersi una sola innovazione che possa rivelarsi utile ai loro illeciti  scopi: in sostanza &#8220;come trasformare atleti poco più che mediocri  in superuomini da record senza che il nemico - lo spiegamento di medici  delle federazioni sportive nazionali e internazionali - se ne accorga&#8221;.</p>
<p>Tra le tecniche  sotto osservazione degli stregoni dello sport, secondo la rivista, ci  sarebbe soprattutto un buon numero di farmaci di ultima generazione.  Non importa che siano usati per gravi malattie o non ancora testati  sull&#8217;uomo. Ancor meno problematico il fatto che agiscano su meccanismi  molecolari che alterano l&#8217;espressione genica.</p>
<p>Né sembra  preoccupare granché tentare di ottenere risultati con trasfusioni di  sangue sintetico. Ecco allora le dieci più promettenti promesse nel  mondo del doping secondo quanto riportato dalla rivista americana.</p>
<p>Gli inibitori  della miostatina, una proteina che limita la crescita muscolare negli  esseri viventi. Lampante cosa significhi poter mollare il freno che  blocca la crescita dei muscoli: prestazioni da Superman. Risultati analoghi  è possibile ottenere con i modulatori selettivi dei recettori degli  androgeni (SARM). Molto simili agli steroidi, ma con minori effetti  collaterali: agiscono infatti soltanto su specifici tessuti, come muscoli  o ossa, e non causano gli effetti sistemici dei loro predecessori. Se  si desiderasse invece una crescita muscolare ancor più selettiva (per  esempio facendo crescere soltanto i muscoli delle gambe o delle braccia)  basta sottoporre i tessuti interessati a iniezioni di <em>IGF-1 (Insulin-likegrowthfactor) </em> e il risultato è assicurato. Vi è infine un&#8217;ultima opzione, destinata  a quanti necessitassero di muscoli in grado di tollerare più a lungo  la fatica. Si tratta di un farmaco in grado di stimolare il gene deputato  a produrre le fibre muscolari di tipo 1, quelle rosse. Il medicinale  è stato messo a punto poco tempo fa da ricercatori del Salk Institute  di San Diego. Si chiama <em>GW1516 </em> e sarà una gradita arma nelle gambe dei maratoneti.</p>
<p>Ma non di soli  muscoli vivrà l&#8217;atleta. Per molti ciò che ci vuole è il fiato, l&#8217;ossigeno  che dai polmoni si diffonde ad ogni cellula dell&#8217;organismo fornendo  la benzina necessaria allo sforzo. Messa da parte 1&#8242;Epo (Eritropoietina)  - troppo facile da rilevare - ecco che accorrono in soccorso i suoi  &#8220;figli&#8221; analogamente in grado di stimolare 1&#8242;eritropoiesi.  Ce ne sono a disposizione dozzine e non sempre l&#8217;antidoping è in grado  di riconoscerli tutti. Soluzione allettante è anche quella di farsi  trasfondere sangue sintetico: un paio, tra quelli realizzati negli ultimi  anni, promettono un&#8217;ossigenazione 50 volte più efficiente rispetto  al sangue naturale. Per chi il sintetico non può proprio tollerarlo,  invece, c&#8217;è a disposizione una sorta di &#8220;rimedio della nonna&#8221;:  secondo recenti studi, spalmare sulla pelle dell&#8217;olio di mostarda può  indurre 1&#8242;eritropoiesi. Ma non è ancora chiaro di quanto olio necessiti  un essere umano né quale debba essere la frequenza delle abluzioni.  Meglio tornare alle conoscenze più avanzate, dunque. È possibile per  esempio simulare un soffocamento che metta in atto i meccanismi di emergenza  dell&#8217;organismo. Quando i livelli di ossigeno nell&#8217;ambiente cellulare  calano, infatti, uno specifico fattore di trascrizione l&#8217; Hypoxia-inducible  factors (o HIFs) ordina l&#8217;immediata produzione di globuli rossi per  sopperire alla carenza dell&#8217;elemento. Il processo si arresta appena  ripristinata la normalità. Basta allora usare una nuova classe di farmaci  in sperimentazione, gli stabilizzatori dell&#8217;HIFs (in grado di impedire  che il meccanismo di emergenza si blocchi) per disporre di una scorta  di ossigeno degna di una balena. Le tecniche per &#8220;farsi&#8221; artificialmente  il fiato inoltre annoverano anche l&#8217;induzione della crescita di nuovi  vasi sanguigni in &#8220;zone calde&#8221;, in particolare cuore, polmoni  e muscoli. Per metterla in pratica basta ricorrere al VEGF Masudar endothelial  growth fa ctor), un fattore di crescita che proprio a questo scopo è  deputato. Peccato però per gli effetti collaterali: potrebbe promuovere  o favorire la crescita di masse tumorali.</p>
<p>Non resta allora  che patire le pene dell&#8217;inferno e sopportare la fatica e il dolore di  uno sforzo disumano? Non è detto: il nostro corpo è una fonte inesauribile  di meccanismi protettivi che impediscono di sentire il dolore, strumenti  dimostratisi utili nel lungo percorso dell&#8217;evoluzione, ma ancor di più  lo potrebbero essere in una lunga sfida olimpica. Le endorfine, per  esempio, hanno proprietà analgesiche simili a quelle della morfina.  Ed esistono test che dimostrano che iniettando il gene della beta-endorfina  direttamente nel fluido spinale la produzione di endorfina aumenta.  Perché non ricorrere a questa tecnica, allora, per ignorare il dolore  di una 50 km di marcia?</p>
<p>(Fonte: IL  FARMACISTA settembre 2008)</p>
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		<title>FAME &#8220;NERVOSA&#8221;, coinvolta anche MELATONINA</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 22:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mara Micolucci</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dietologia]]></category>

		<category><![CDATA[fame]]></category>

		<category><![CDATA[melatonina]]></category>

		<category><![CDATA[serotonina]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;esposizione alla luce solare può fare di più che stimolare la tintarella o promuovare la formazione di vitamina D. Vi è evidenza che i cicli giornalieri di luce/buio hanno ampi effetti sul sistema nervoso centrale in cui la melatonina gioca un ruolo chiave. Alcuni studi hanno indicato che i residenti in latitudini temperate o più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esposizione alla luce solare può fare di più che stimolare la tintarella o promuovare la formazione di vitamina D. Vi è evidenza che i cicli giornalieri di luce/buio hanno ampi effetti sul sistema nervoso centrale in cui la melatonina gioca un ruolo chiave. Alcuni studi hanno indicato che i residenti in latitudini temperate o più vicine al polo nell&#8217;emisfero settentrionale subiscono variazioni stagionali nei modelli caratteriali e nelle attività. <span id="more-30"></span>Queste popolazioni si sentono più energiche da giugno fino a settembre, mentre nel periodo da dicembre a marzo divengono relativamente malinconiche. (La situazione nell&#8217;emisfero meridionale dove le stagioni invernali e le estive sono invertite è esattamente opposta). II grado di variazione stagionale cambia da individuo ad individuo; alcuni ne sono colpiti in maniera così particolare da dover richiedere l&#8217;attenzione del medico. I sintomi osservati ~ sono stati recentemente indicati come disordini affettivi stagionali o DAS. Gli individui con DAS provano depressione e letargia e trovano difficoltà a concentrarsi. Spesso dormono per lunghi periodi, per 10 ore o più al giorno e frequentemente continuano a mangiare e provano grande desiderio per gli zuccheri.</p>
<p>La secrezione di melatonina appare essere regolata dall&#8217;esposizione alla luce solare, non semplicemente alla luce. Le luci domestiche non sono adeguate o non liberano la giusta proporzione di lunghezze d&#8217;onda luminose per deprimere la produzione di melatonina. Poiché molta gente trascorre poco tempo all&#8217;esterno la produzione di melatonina aumenta in inverno e la depressione, la letargia e i problemi di concentrazione appaiano correlati agli elevati livelli di melatonina nel sangue. Analoghi sintomi possono essere prodotti nell&#8217;individuo normale tramite un&#8217;iniezione di melatonina.</p>
<p>Le cicliche baldorie culinarie possono avere una differente origine. Una delle vie a serotonina nel nevrasse controlla il bisogno di carboidrati. Per esempio in alcuni individui i farmaci che aumentano la produzione di serotonina riducono l&#8217;interesse ai carboidrati e inducono perdita di peso. Che l&#8217;aumento di produzione di melatonina determini o no una riduzione di liberazione di serotonina non è ancora stato accertato.</p>
<p>Molti pazienti affetti da DAS possono essere trattati con successo mediante l&#8217;esposizione a lampade solari che producono l&#8217;intero spettro di luce. Sono in via di definizione modelli sperimentali per stabilire esattamente quanto intensa debba essere la luce e quali siano i tempi minimi efficaci di esposizione.</p>
<p>(Fonte - Fondamenti di Anatomia e Fisiologia - F. Martini)</p>
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		<title>SIAMO APACHE O MAORI?</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 07:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mara Micolucci</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dietologia]]></category>

		<category><![CDATA[alcolismo]]></category>

		<category><![CDATA[indigeni]]></category>

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		<description><![CDATA[Certamente, lo sterminio dei pellerossa sta nel fatto che si tratta di una minoranza etnica, ben poco rilevante dal punto di vista sociale, economico e politico.
Si potrebbe citare la situazione analoga dei Maori neozelandesi, o degli Aborigeni australiani, completamente emarginati dalla società inglese, tanto che la maggior parte di loro vivono ancor oggi come barboni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certamente, lo sterminio dei pellerossa sta nel fatto che si tratta di una minoranza etnica, ben poco rilevante dal punto di vista sociale, economico e politico.<br />
Si potrebbe citare la situazione analoga dei Maori neozelandesi, o degli Aborigeni australiani, completamente emarginati dalla società inglese, tanto che la maggior parte di loro vivono ancor oggi come barboni, vagabondi e alcolizzati: esattamente come gli indiani d’America.<span id="more-9"></span><br />
Sono popoli che hanno un ruolo marginale nello studio della storia perché, a differenza di altre civiltà non sono riusciti a creare un’economia complessa, ad avere una struttura politica complessa; hanno semplicemente vissuto un territorio in modo libero, con un contatto diretto e immediato con la natura, senza scatenare grandi guerre di conquista.<br />
Il fenomeno dell’alcolismo è assai diffuso tra i nativi americani. Essi vennero a conoscenza delle bevande alcoliche quando conobbero l’uomo bianco. La dipendenza dall’alcol era indotta nei pellerossa dagli esploratori poiché, in questo modo, era decisamente più facile controllarli ed usarli.<br />
A tutt’oggi è una vera malattia.</p>
<p>Riflessioni critiche e didattiche  intorno a<br />
G. Greco, D. Monda (a cura di), I sentieri delle lacrime. Temi e problemi nella storia degli indiani d’america, Bologna, Bonomo, 2006</p>
<p>L’alcol è una delle sostanze psicoattive legali maggiormente diffuse insieme al tabacco e solo ultimamente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne ha sancito la pericolosità per la salute togliendola dalla tabella degli alimenti nei quali è sempre stata inserita in passato, per inserirla tra le sostanze psicoattive vere e proprie insieme alle altre droghe.<br />
Conosciuto e utilizzato largamente dagli antichi romani era bevuto mischiato ad acqua. I paesi dell’area del Mediterraneo hanno infatti un clima ideale per la coltivazione della vite, paesi del nord Europa, invece, consumavano prevalentemente distillati da altre materie prime, come cereali nel caso della birra, o frutta nel caso del sidro. In oriente sono altresì noti distillati da riso.</p>
<p>Alcol: le strategie di prevenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità<br />
(&#8230;ecco alcuni punti salienti&#8230;)</p>
<p>1. La Regione Europea dell’OMS è la regione con il più alto consumo di alcol nel mondo e con il consumo pro capite doppio rispetto alla media a livello mondiale. Nel 2002, l’alcol era il terzo più importante fattore di rischio in una lista di 27 fattori di rischio in riferimento al carico di malattia stimato nella Regione, superato solo dall’ipertensione e dal tabacco, e per quanto riguarda i giovani era il primo fattore di rischio. Anche il carico di malattia riferito all’alcol nella Regione Europea rappresenta il doppio della media a livello mondiale</p>
<p>16. Sebbene le donne sostengano solo il 20 al 30% del consumo totale della Regione Europea, tale percentuale rappresenta la più alta del mondo. Le intossicazioni dei giovani persistono ad un livello molto elevato nella parte occidentale e risultano aumentate ad un livello simile nei paesi dell’est. La tendenza riguardo le intossicazioni dei giovani è motivo di preoccupazione anche nei paesi del sud Europa.</p>
<p>17. I dati più recenti mostrano che, in generale, la mortalità alcol correlata è aumentata di circa il 15% dal 2000 al 2002, e che, attualmente, rappresenta il 6.3% di tutte le cause di morte nella Regione. Tenendo conto degli anni di vita persi a causa di morte prematura e degli anni di vita trascorsi in stato di disabilità, il peso dei problemi alcol-correlati è ancora maggiore, rappresentando il 10.8% del carico di malattia nella Regione.<br />
Tra il 40 % e il 60% di tutte le morti nella Regione Europea dovute a ferite intenzionali o non intenzionali sono attribuibili al consumo di alcol.</p>
<p>18. I maschi hanno una mortalità e un carico di malattia alcol correlata maggiore delle donne. I giovani sono particolarmente colpiti e, nella fascia di età 15-30, più di un terzo del carico di malattia nei maschi e circa il 14% nelle femmine è attribuibile all’alcol. Gli effetti negativi dell’alcol, inoltre, sembrano essere più pronunciati nel caso di interazione con la povertà e la malnutrizione.</p>
<p>35. Oltre ad avere proprietà psicoattive, le bevande alcoliche sono anche considerate beni di consumo. La produzione e la vendita di bevande alcoliche, insieme alle altre industrie del settore, rappresentano parti rilevanti dell’economia di molti paesi europei, in quanto producono lavoro per molte persone, tasse di esportazione per i produttori e entrate fiscali consistenti per i governi. Questi interessi economici e fiscali sono spesso fattori determinanti nelle politiche che possono giungere a rappresentare barriere alle iniziative di sanità pubblica. La diffusione della ricerca di salute pubblica in grado di controbilanciare questi interessi economici e fiscali è fondamentale.</p>
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		<title>TRANS</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2007 16:46:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mara Micolucci</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dietologia]]></category>

		<category><![CDATA[acidi grassi]]></category>

		<category><![CDATA[dieta]]></category>

		<category><![CDATA[oli vegetali]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche gli acidi grassi trans meritano una menzione particolare per la loro subdola invasione nel nostro quotidiano (purtroppo americanizzato anche nel regime dietetico).
La maggior parte degli ac. grassi trans deriva da margarine di oli di semi di soia, girasole, mais. Questi oli vegetali sono idrogenati cataliticamente con calore a bassa pressione e convertiti in grassi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche gli acidi grassi trans meritano una menzione particolare per la loro subdola invasione nel nostro quotidiano (purtroppo americanizzato anche nel regime dietetico).<br />
La maggior parte degli ac. grassi trans deriva da margarine di oli di semi di soia, girasole, mais. Questi oli vegetali sono idrogenati cataliticamente con calore a bassa pressione e convertiti in grassi solidi. Il procedimento industriale di idrogenazione parziale degli acidi grassi insaturi, finalizzato ad evitare l&#8217;ossidazione dei grassi e a garantire la conservazione, ne modifica però la struttura molecolare. I trans (il termine si riferisce alla configurazione spaziale diversa dalla normale &#8220;cis&#8221;) non sono presenti in natura. Purtroppo nei prodotti commerciali la quantità dei trans può variare dal 5% al 75% dei grassi totali.<span id="more-11"></span><br />
Quelle ottenute con metodo nuovo (della interesterificazione) contengono una quota di acidi grassi insaturi intermedia tra i grassi animali e gli oli di semi. Tra queste ricordiamo quelle semisolide, o quelle di olio di girasole non idrogenato. Attenzione, quindi, perché in tutti questi prodotti è indicata nella composizione, semplicemente, la presenza di oli vegetali. Spetta ora a noi interpretarli e scovarli perché, purtroppo, nel nostro paese non vi è ancora l&#8217;obbligo di indicare sulle etichette la percentuale di acidi grassi trans, come avviene negli States e nei Paesi Bassi.<br />
Una volta considerati innocui, oggi i trans sono nell&#8217;occhio del ciclone perché in grado di influire sul metabolismo lipoproteico aumentando il colesterolo LDL (“colesterolo cattivo”) e diminuendo quello HDL (“colesterolo buono”) Infatti metabolicamente si comportano come acidi grassi saturi. Non solo! Per inibizione competitiva bloccano gli enzimi capaci di trasformare gli acidi grassi essenziali(ac. linoleico e a-linolenico) nei loro derivati più importanti, particolarmente utili al lattante nel 1° trimestre di vita per le sue funzioni cerebrali e visive. A differenza di alcuni anni fa, in cui si riteneva la placenta una valida barriera al passaggio di trans, oggi si sa che la loro concentrazione nel feto, come nel latte materno, dipende dalla composizione della dieta materna. Appare quindi prudente evitare alimenti ricchi di trans durante la gravidanza, l&#8217;allattamento e l&#8217;infanzia per il loro effetto dannoso sul feto, il lattante e il bambino. I trans si ritrovano in cibi fritti del commercio, creme dolci spalmabili (alcune famosissime!), dolci di pasticceria e merendine. Ma purtroppo le insidie dei dolci non finiscono qui&#8230;</p>
<p>(Fonti: tecnicidellaprevenzione.com)</p>
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		<title>Nutellla</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Nov 2007 16:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mara Micolucci</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dietologia]]></category>

		<category><![CDATA[ingredienti]]></category>

		<category><![CDATA[oli vegetali]]></category>

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		<description><![CDATA[Ingredienti
Zucchero, olio vegetale, nocciole (13%), cacao magro, latte scremato in polvere (5%), siero di latte in polvere, emulsionante (lecitina di soia), aromi.
&#8220;oli vegetali&#8221;, dato che la legge non impone di indicare il tipo e la provenienza, possono essere ricavati da qualunque pianta. Potrebbero essere costituiti, per esempio, da oli di palma e/o di cocco, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ingredienti</p>
<p>Zucchero, olio vegetale, nocciole (13%), cacao magro, latte scremato in polvere (5%), siero di latte in polvere, emulsionante (lecitina di soia), aromi.</p>
<p>&#8220;oli vegetali&#8221;, dato che la legge non impone di indicare il tipo e la provenienza, possono essere ricavati da qualunque pianta. Potrebbero essere costituiti, per esempio, da oli di palma e/o di cocco, e contenere quindi una percentuale di grassi saturi molto elevata.<span id="more-13"></span><br />
Va ricordato, infatti , che il nostro Paese è tra i più grandi importatori di olio di palma, olio di cocco e olio di palmisti, ricchi di particolari acidi grassi saturi (ac. laurico, ac. miristico e ac. palmitico ) ad azione ipercolesterolemizzante e trombogena, nonostante la loro natura vegetale. Che fine fanno questi olii? Semplice: sono utilizzati dalla industria dolciaria per la preparazione di cioccolate, merendine, biscotti, panettoni e dalle pasticcerie artigianali per la realizzazione di sogni per golosi. E pensare che molto spesso la scritta &#8220;olii vegetali&#8221; ci aveva rincuorati&#8230;</p>
<p>(Fonti: tecnicidellaprevenzione.com,  nutella.it)</p>
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