Certamente, lo sterminio dei pellerossa sta nel fatto che si tratta di una minoranza etnica, ben poco rilevante dal punto di vista sociale, economico e politico.
Si potrebbe citare la situazione analoga dei Maori neozelandesi, o degli Aborigeni australiani, completamente emarginati dalla società inglese, tanto che la maggior parte di loro vivono ancor oggi come barboni, vagabondi e alcolizzati: esattamente come gli indiani d’America.
Sono popoli che hanno un ruolo marginale nello studio della storia perché, a differenza di altre civiltà non sono riusciti a creare un’economia complessa, ad avere una struttura politica complessa; hanno semplicemente vissuto un territorio in modo libero, con un contatto diretto e immediato con la natura, senza scatenare grandi guerre di conquista.
Il fenomeno dell’alcolismo è assai diffuso tra i nativi americani. Essi vennero a conoscenza delle bevande alcoliche quando conobbero l’uomo bianco. La dipendenza dall’alcol era indotta nei pellerossa dagli esploratori poiché, in questo modo, era decisamente più facile controllarli ed usarli.
A tutt’oggi è una vera malattia.
Riflessioni critiche e didattiche intorno a
G. Greco, D. Monda (a cura di), I sentieri delle lacrime. Temi e problemi nella storia degli indiani d’america, Bologna, Bonomo, 2006
L’alcol è una delle sostanze psicoattive legali maggiormente diffuse insieme al tabacco e solo ultimamente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne ha sancito la pericolosità per la salute togliendola dalla tabella degli alimenti nei quali è sempre stata inserita in passato, per inserirla tra le sostanze psicoattive vere e proprie insieme alle altre droghe.
Conosciuto e utilizzato largamente dagli antichi romani era bevuto mischiato ad acqua. I paesi dell’area del Mediterraneo hanno infatti un clima ideale per la coltivazione della vite, paesi del nord Europa, invece, consumavano prevalentemente distillati da altre materie prime, come cereali nel caso della birra, o frutta nel caso del sidro. In oriente sono altresì noti distillati da riso.
Alcol: le strategie di prevenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
(…ecco alcuni punti salienti…)
1. La Regione Europea dell’OMS è la regione con il più alto consumo di alcol nel mondo e con il consumo pro capite doppio rispetto alla media a livello mondiale. Nel 2002, l’alcol era il terzo più importante fattore di rischio in una lista di 27 fattori di rischio in riferimento al carico di malattia stimato nella Regione, superato solo dall’ipertensione e dal tabacco, e per quanto riguarda i giovani era il primo fattore di rischio. Anche il carico di malattia riferito all’alcol nella Regione Europea rappresenta il doppio della media a livello mondiale
16. Sebbene le donne sostengano solo il 20 al 30% del consumo totale della Regione Europea, tale percentuale rappresenta la più alta del mondo. Le intossicazioni dei giovani persistono ad un livello molto elevato nella parte occidentale e risultano aumentate ad un livello simile nei paesi dell’est. La tendenza riguardo le intossicazioni dei giovani è motivo di preoccupazione anche nei paesi del sud Europa.
17. I dati più recenti mostrano che, in generale, la mortalità alcol correlata è aumentata di circa il 15% dal 2000 al 2002, e che, attualmente, rappresenta il 6.3% di tutte le cause di morte nella Regione. Tenendo conto degli anni di vita persi a causa di morte prematura e degli anni di vita trascorsi in stato di disabilità, il peso dei problemi alcol-correlati è ancora maggiore, rappresentando il 10.8% del carico di malattia nella Regione.
Tra il 40 % e il 60% di tutte le morti nella Regione Europea dovute a ferite intenzionali o non intenzionali sono attribuibili al consumo di alcol.
18. I maschi hanno una mortalità e un carico di malattia alcol correlata maggiore delle donne. I giovani sono particolarmente colpiti e, nella fascia di età 15-30, più di un terzo del carico di malattia nei maschi e circa il 14% nelle femmine è attribuibile all’alcol. Gli effetti negativi dell’alcol, inoltre, sembrano essere più pronunciati nel caso di interazione con la povertà e la malnutrizione.
35. Oltre ad avere proprietà psicoattive, le bevande alcoliche sono anche considerate beni di consumo. La produzione e la vendita di bevande alcoliche, insieme alle altre industrie del settore, rappresentano parti rilevanti dell’economia di molti paesi europei, in quanto producono lavoro per molte persone, tasse di esportazione per i produttori e entrate fiscali consistenti per i governi. Questi interessi economici e fiscali sono spesso fattori determinanti nelle politiche che possono giungere a rappresentare barriere alle iniziative di sanità pubblica. La diffusione della ricerca di salute pubblica in grado di controbilanciare questi interessi economici e fiscali è fondamentale.













