Mentre la fine delle Olimpiadi cinesi lascia uno strascico di sindromi depressive nei cittadini della Repubblica Popolare che non sanno accettare la conclusione del grande evento, dall’altro capo del mondo si pensa già al futuro. Alle Olimpiadi di Londra del 2012 e al modo con cui gli atleti - in barba allo spirito olimpico - potrebbero eludere le regole ferree imposte dall’antidoping. Sembra infatti aggirarsi tra gli addetti ai lavori una cinica certezza: “il problema non è se gli atleti si “doperanno”, ma quale sostanza useranno per farlo”. Ovvio che si tratta soltanto di qualche mela marcia. Ma a seguire l’inchiesta pubblicata dalla rivista Wired c’è da rabbrividire per lo zelo e la sapienza con cui alcuni medici sportivi seguono i progressi della ricerca scientifica per non perdersi una sola innovazione che possa rivelarsi utile ai loro illeciti scopi: in sostanza “come trasformare atleti poco più che mediocri in superuomini da record senza che il nemico - lo spiegamento di medici delle federazioni sportive nazionali e internazionali - se ne accorga”.
Tra le tecniche sotto osservazione degli stregoni dello sport, secondo la rivista, ci sarebbe soprattutto un buon numero di farmaci di ultima generazione. Non importa che siano usati per gravi malattie o non ancora testati sull’uomo. Ancor meno problematico il fatto che agiscano su meccanismi molecolari che alterano l’espressione genica.
Né sembra preoccupare granché tentare di ottenere risultati con trasfusioni di sangue sintetico. Ecco allora le dieci più promettenti promesse nel mondo del doping secondo quanto riportato dalla rivista americana.
Gli inibitori della miostatina, una proteina che limita la crescita muscolare negli esseri viventi. Lampante cosa significhi poter mollare il freno che blocca la crescita dei muscoli: prestazioni da Superman. Risultati analoghi è possibile ottenere con i modulatori selettivi dei recettori degli androgeni (SARM). Molto simili agli steroidi, ma con minori effetti collaterali: agiscono infatti soltanto su specifici tessuti, come muscoli o ossa, e non causano gli effetti sistemici dei loro predecessori. Se si desiderasse invece una crescita muscolare ancor più selettiva (per esempio facendo crescere soltanto i muscoli delle gambe o delle braccia) basta sottoporre i tessuti interessati a iniezioni di IGF-1 (Insulin-likegrowthfactor) e il risultato è assicurato. Vi è infine un’ultima opzione, destinata a quanti necessitassero di muscoli in grado di tollerare più a lungo la fatica. Si tratta di un farmaco in grado di stimolare il gene deputato a produrre le fibre muscolari di tipo 1, quelle rosse. Il medicinale è stato messo a punto poco tempo fa da ricercatori del Salk Institute di San Diego. Si chiama GW1516 e sarà una gradita arma nelle gambe dei maratoneti.
Ma non di soli muscoli vivrà l’atleta. Per molti ciò che ci vuole è il fiato, l’ossigeno che dai polmoni si diffonde ad ogni cellula dell’organismo fornendo la benzina necessaria allo sforzo. Messa da parte 1′Epo (Eritropoietina) - troppo facile da rilevare - ecco che accorrono in soccorso i suoi “figli” analogamente in grado di stimolare 1′eritropoiesi. Ce ne sono a disposizione dozzine e non sempre l’antidoping è in grado di riconoscerli tutti. Soluzione allettante è anche quella di farsi trasfondere sangue sintetico: un paio, tra quelli realizzati negli ultimi anni, promettono un’ossigenazione 50 volte più efficiente rispetto al sangue naturale. Per chi il sintetico non può proprio tollerarlo, invece, c’è a disposizione una sorta di “rimedio della nonna”: secondo recenti studi, spalmare sulla pelle dell’olio di mostarda può indurre 1′eritropoiesi. Ma non è ancora chiaro di quanto olio necessiti un essere umano né quale debba essere la frequenza delle abluzioni. Meglio tornare alle conoscenze più avanzate, dunque. È possibile per esempio simulare un soffocamento che metta in atto i meccanismi di emergenza dell’organismo. Quando i livelli di ossigeno nell’ambiente cellulare calano, infatti, uno specifico fattore di trascrizione l’ Hypoxia-inducible factors (o HIFs) ordina l’immediata produzione di globuli rossi per sopperire alla carenza dell’elemento. Il processo si arresta appena ripristinata la normalità. Basta allora usare una nuova classe di farmaci in sperimentazione, gli stabilizzatori dell’HIFs (in grado di impedire che il meccanismo di emergenza si blocchi) per disporre di una scorta di ossigeno degna di una balena. Le tecniche per “farsi” artificialmente il fiato inoltre annoverano anche l’induzione della crescita di nuovi vasi sanguigni in “zone calde”, in particolare cuore, polmoni e muscoli. Per metterla in pratica basta ricorrere al VEGF Masudar endothelial growth fa ctor), un fattore di crescita che proprio a questo scopo è deputato. Peccato però per gli effetti collaterali: potrebbe promuovere o favorire la crescita di masse tumorali.
Non resta allora che patire le pene dell’inferno e sopportare la fatica e il dolore di uno sforzo disumano? Non è detto: il nostro corpo è una fonte inesauribile di meccanismi protettivi che impediscono di sentire il dolore, strumenti dimostratisi utili nel lungo percorso dell’evoluzione, ma ancor di più lo potrebbero essere in una lunga sfida olimpica. Le endorfine, per esempio, hanno proprietà analgesiche simili a quelle della morfina. Ed esistono test che dimostrano che iniettando il gene della beta-endorfina direttamente nel fluido spinale la produzione di endorfina aumenta. Perché non ricorrere a questa tecnica, allora, per ignorare il dolore di una 50 km di marcia?
(Fonte: IL FARMACISTA settembre 2008)













